cdl in architettura 4s-agrigento
Proff. Giuseppe Guerrera (coordinatore) Filippo Amara, Antonio Biancucci, Valentina Acieno, Tania Culotta, Michele Sbacchi, Filippo Orsini, Gianfranco Tuzzolino
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la tomba di terone: ipotesi ricostruttiva |
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Progetti per la valorizzazione della Tomba di Terone


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Le Necropoli della Valle dei templi
Necropoli greche
Gli scavi – Benché ricche ed estese, le necropoli dell’antica Akragas, non furono mai sottoposte ad una regolare esplorazione scientifica. La Commissione di Antichità per la provincia di Girgenti, nel periodo 1870-1880, fece sorvegliare “rigorosamente” i lavori di costruzione della ferrovia e, allora, non pochi vasi furono recuperati. Nei primi decenni del secolo scorso, dopo l’istituzione della locale Soprintendenza alle Antichità, 1939, furono intrapresi i primi scavi regolari e, dagli anni ‘80, la Soprintendenza di Agrigento ha attivato campagne di ricerca sistematica.
Le necropoli e la città – Dal punto di vista archeologico-topografico è evidente la connessione del territorio sepolcrale con la città. Non vi è dubbio che i terreni a Sud-Ovest della città antica, gravitanti verso il vallone del fiume Hypsas, sono stati sede, dal VI al IV sec.a.C., della necropoli più ricca e più estesa. Il legame più stretto con l’organizzazione urbana è certamente fornito dalle arterie stradali, lungo le quali le sepolture si allineano. Agrigento, nel V sec.a.C., fornisce esempi di raggruppamenti di sepolture nobili e monumentali pur sempre nell’ambito di un comune cimitero; da una testimonianza letteraria pare che Acrone, celebre medico agrigentino, avesse chiesto alla Boulè di potere disporre di una tomba privilegiata fra i medici. Meglio documentabile è il cambiamento del paesaggio funerario dal VI sec.a.C., caratterizzato da distese sepolcrali segnate da semplici semata (cippi o stele), al V sec.a.C. con le emergenze architettoniche di tombe monumentali; Diodoro ne fa un esplicito riferimento nel passo (XIII, 82, 6) a riprova della smodata grandiosità degli Agrigentini: “Il loro esagerato lusso è dimostrato dalla sontuosità dei monumenti sepolcrali, alcuni dei quali essi costruivano anche per i cavalli distintisi nelle corse……”
La necropoli in Contrada Montelusa – La collinetta di Montelusa (Maddalusa) si estende dalla foce del fiume Akragas, ad Est, alla borgata di Villaseta ad Ovest. Sede di una vasta necropoli greca, anche nel periodo più antico, non consente alcun riferimento ad una stazione commerciale geloa su quel tratto di costa che precede e prepara la nascita di Akragas. Quanto si può dire è che essa presuppone l’abitato di un emporion (scalo commerciale) sin dai primi anni di vita della colonia, nei pressi della foce del fiume, destinato a svilupparsi col tempo anche oltre l’età greca, in epoca romana e bizantina.
La necropoli in Contrada Mosè - E’ ubicata ad alcuni chilometri ad Est della città, lungo l’antica strada per Gela ed era probabilmente in relazione con un grosso e ricco sobborgo sul vicino prospiciente Pizzo Mosè. La necropoli presenta caratteri del tutto particolari per struttura e monumentalità. La tipologia delle sepolture è condizionata dalla natura del terreno argilloso. Le tombe sono, in prevalenza, costruite in conci squadrati in arenaria, prevalentemente a casse precedute da pozzetto, con caratteri di grandiosità. Gli usi funerari documentati sono l’inumazione e la incinerazione. L’inumazione è generalmente o in cassa di legno (sono stati trovati chiodi di bronzo) o in sarcofagi di terracotta o di pietra con decorazione esterna a rilievo. L’incinerazione è documentata da due pozzetti costruiti in pietra arenaria e da un lastrone di pietra arenaria a livello di calpestio, interpretato come base per la deposizione di offerte dinanzi alla tomba cineraria. Una fossa ovale entro terra bruciata probabilmente era relativa al luogo della cremazione dei cadaveri, i cui resti venivano depositati entro funerari.
La necropoli in Contrada Pezzino – Ubicata fuori porta VI e Porta VII, è forse la più vasta area cimiteriale, più a lungo utilizzata, della città greca. Occupa i terreni digradanti dalle pendici sud-occidentali del Colle di Girgenti e si estende ampiamente ad Ovest del fiume Akragas. E’ la necropoli più sistematicamente indagata dalla Soprintendenza negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso. Tali ricerche hanno dato fruttuosi risultati, per ricchezza di reperti e per interesse di dati archeologici. Sono state rilevate situazioni di raggruppamento di sepolture su base familiare. Il criterio di raggruppamento di due sepolture di famiglia è documentato anche nel caso di cremazione in una tomba del VI sec. a.C., con fossa unica ripartita in due scomparti, ciascuno occupato da un anforone cinerario.
Corredi funerari e cronologia della necropoli
Il corredo funebre è generalmente all’interno della tomba, tranne nelle sepolture in vaso (cinerari o tombe infantili) in cui il corredo è anche deposto all’esterno. I corredi più copiosi sono quelli dei bambini; seguono, per quantità di oggetti, le tombe femminili; modesti sono i corredi di tombe, anche monumentali, di adulti maschi. Gli oggetti del corredo erano costituiti soprattutto da vasi fittili acromi e a decorazione dipinta; più rari gli oggetti ornamentali (anellini, fibule, orecchini in bronzo, conchigliette, etc.). Sulla base delle tipologie sepolcrali e dei corredi è possibile articolare l’arco cronologico della necropoli e la presenza delle classi ceramiche e di altri manufatti, in quattro periodi: dal VI sec. a.C. alla seconda metà del IV sec. .a.C.).
Necropoli di età romana
La principale necropoli di età romana di Agrigento è quella tradizionalmente conosciuta come Necropoli Giambertoni (I-III sec. d.C.), che si estendeva sulle pendici meridionali della collina dei templi, dai piedi del costone sottostante al Tempio della Concordia e continuava a Sud nei terreni della piana S.Gregorio. La tipologia tombale è rappresentata da tombe a cassa, tombe monumentali, veri e propri mausolei ed heroa. Si distingue per le particolarità architettoniche e lo stato di conservazione l’ heroon detto impropriamente Tomba di Terone, monumento agrigentino molto decantato e riprodotto nella tradizione letteraria e artistica del XVIII e XIX secolo. Si compone di due parti sovrapposte: un podio, pressoché cubico , sul quale è impostato un tempietto a pianta quadrata, alto m 3,37. Le pareti sono piane con finte porte riquadrate, colonne angolari di tipo ionico-attico e trabeazione dorica. E’ probabile che la parte sommitale si completasse con un terzo elemento a cuspide piramidale, come negli heroa e mausolei nord-africani di età imperiale romana (II sec d. C.). Da un mausoleo di età adrianeo-antonina nell’area della piana S. Gregorio proviene il prezioso sarcofago marmoreo di fanciullo, esposto al Museo Regionale di Agrigento.
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