articolo, scritto da Vincenzo Tusa, estratto dalla rivista Beni Culturali n°1-2 del maggio 1981


 

 

 




 

Il Parco archeologico di Selinunte

II Parco Archeologico di Selinunte e la "politica" di conservazione dell'ambiente delle zone archeologiche da parte della Soprintendenza Archeologica della Sicilia Occidentale

di Vincenzo Tusa

E' con legittimo orgoglio che oggi posso annunziare il completamento delle operazioni per l'acquisizione al demanio regionale di una vasta estensione di terreno intorno alle rovine di Selinunte, condizione indispensabile questa per la costituzione, con tutte le attrezzature necessarie per la conservazione dei monumenti che contiene e per la fruizione da parte del pubblico, del Parco archeologico selinuntino, forse il primo che si realizza in Italia.
Il "legittimo orgoglio" che esprimo in questo momento è costituito soprattutto dalla soddisfazione di un dovere compiuto, dovere che insieme a me hanno compiuto la dott.sa Ida Tamburello e il sig. Vincenzo Colletta, rispettivamente Direttore Amministrativo e Assistente della Soprintendenza, che hanno curato rispettivamente l'aspetto amministrativo e i rapporti con la maggior parte dei proprietari da cui abbiamo acquisito il terreno, 76 esattamente.
Insieme ai due collaboratori della Soprintendenza non posso non ricordare, per il contributo che hanno dato in vario modo, il prof. Cesare Brandi che, con un non dimenticato articolo sul "Corriere della Sera" (Persino Selinunte fa gola ai maniaci della lottizzazione, 15-2-1966), mi diede una valida idea di quello che, secondo lui, doveva essere il parco archeologico di Selinunte, l'avv. Michele Cifarelli che mi diede la spinta iniziale per interessare all'operazione la Cassa per il Mezzogiorno di cui egli era allora V. presidente, il prof. Piccione, allora Sindaco di Castelvetrano.
Il Ministero della P.I. e quindi dei Beni Culturali e poi, con il passaggio dell'Amministrazione dei BB. CC. e AA. dallo Stato alla Regione, l'Assessorato Regionale per i Beni Culturali e, nelle varie fasi, la Prefettura di Trapani, sono stati sempre molto sensibili alla operazione favorendola in tutti i modi possibili.
Prima di trattare più specificamente del parco di Selinunte ritengo opportuno accennare ai motivi che hanno spinto la Soprintendenza archeologica della Sicilia Occidentale a proporre anzitutto, e quindi ad attuare, la costituzione del parco stesso; desidero quindi accennare all'uso che di questo parco si vuoi fare e quindi al posto che questa operazione ha assunto e assume nella "politica" generale della Soprintendenza.
Fin da quando, agli inizi del 1963, mi fu affidata la gestione della Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Occidentale, le mie maggiori cure si rivolsero alla zona archeologica di Selinunte, non solo e non tanto perché si tratta, come da tempo affermo responsabilmente, della più importante zona archeologica del Mediterraneo, ma perché in quel momento essa si trovava in una situazione veramente insostenibile, e per due motivi: per un verso gli scavi clandestini nelle necropoli che ne depredavano il cospicuo ed insostituibile patrimonio storico- archeologico, oltre che strettamente patrimoniale, e per l'altro l'invasione edilizia che da Est e da Ovest, rispettivamente da Marinella e da Triscina, minacciava di invadere sempre più la zona archeologica fino a lambirne quasi le rovine: lunghe e continue permanenze a Selinunte, passeggiate per tutta la zona, contatti con varie persone di diversi strati sociali, pensose e profonde meditazioni, mi spinsero risolutamente a risolvere inequivocabilmente entrambi i due problemi.
Affrontato e risolto, in maniera quasi definitiva, il problema degli scavi clandestini, come ho accennato in altre sedi, affrontai contemporaneamente il problema della conservazione delle rovine e dell'ambiente in cui le rovine stesse debbono "vivere" e "operare", vita e opera intese come possibilità di comunicazione e di espressione di questi monumenti verso l'uomo di oggi, che cerca in essi fonte di conoscenza dell'uomo che li ha proceduto e quindi fonte di storia e di conoscenza di se stesso.
La mia conoscenza di gran parte dei monumenti del passato, in Sicilia e fuori della Sicilia, spesso "costretti" nei propri angusti confini da manifestazioni edilizie moderne più o meno discutibili, mi dava l'esatta sensazione che Selinunte non poteva e non doveva esser trattata in questo modo, pena la sua incomunicabilità e quindi la sua seconda o terza e quarta morte, pensando rispettivamente alle distruzioni subite da questa città ad opera dei cartaginesi, dei romani e dei vandali.
Le posizioni raggiunte dalla cultura moderna poi, che in campo archeologico vanno sostituendo, sia pure faticosamente, al mito e al culto della ricerca del "pezzo bello", la ricerca delle manifestazioni umane del passato sotto tutti gli aspetti e quindi la "ricreazione" dell'ambiente in cui si svolse la vita nel passato, non potevano consentire che le squallide e tristi e deprimenti costruzioni di Marinella e di Triscina avanzassero ulteriormente, come sta avvenendo, verso i templi, l'acropoli, la città e il santuario selinuntini.
Per questi motivi la Soprintendenza decise di dare inizio alle lunghe e difficili pratiche per l'acquisizione al demanio pubblico di una vasta area di terreno, esattamente 220 ettari, che, uniti ai 50 ettari già di proprietà demaniale (non si può non ricordare a questo proposito l'opera altamente meritoria di Antonino Salinas che, reggendo la direzione degli scavi della Sicilia Occidentale e del Museo di Palermo per oltre un quarantennio, dal 1873 al 1914, operò le prime acquisizioni di terreno al pubblico demanio a Selinunte, Segesta, Solunto e altrove, avendo anche lanciato l'idea, fin dal 1913, di un parco archeologico ad Agrigento: «Ed è dovere di civiltà che le antichità di Girgenti nel loro paesaggio classico rimangano indipendenti da ogni servitù ed al sicuro di qualsiasi deturpazione, attorniate da vegetazione sapientemente distribuita, formando cosi un recinto sacro dedicato solo al culto della bellezza e delle memorie antiche, una passeggiata archeologica da non avere rivali. Questa visione di bellezza, vagheggiata nella mia mente, non dispero di vedere, in un giorno non lontano, mutata in realtà». - A. Salinas, Scritti scelti, a cura di V. Tusa, I, Palermo 1976, p. 405 -. Questa idea fu ripresa da B. Pace nel 1945 - Arte e Civiltà della Sicilia Antica, III, 1945, p. 590: «Sembra che una strada, di cui qualche avanzo emerge dagli scavi nella roccia, congiungesse queste aree sacre, strada che con altri preziosi dati del santuario potrà emergere quando potrà essere realizzato quel progetto di un parco archeologico che includa e protegga quel mirabile complesso.
Il progetto di questo parco, ideato dal Salinas e da me ripetutamente sollecitato, stava per tradursi in atto, ed è rimasto interrotto dagli avvenimenti della guerra. Confidiamo che con la ripresa venga abbandonata l'idea di costruzioni stradali automobilistiche - Non si tratta di creare nuovi ingombri alla bellezza unica di questi avanzi, bensì di eliminare quelli, invero umili, che esistono -qualche casetta e macerie terminali dei campi - in modo che gli avanzi possano emergere nella loro nudità in mezzo al bosco degli ulivi» avrebbero costituito forse il primo e più esteso parco archeologico d'Italia. Per questa operazione ero confortato anche da quella che io ritengo una corretta interpretazione, sia nella lettera che nello spirito, della Legge ancora in vigore (n. 1089 del 1° Giugno 1939) che all'art. 55 cosi recita: «Possono essere espropriate per causa di pubblica utilità aree ed edifici quando il Ministro per l'educazione nazionale ravvisi ciò necessario per isolare o restaurare monumenti, assicurarne la luce o la prospettiva, garantirne o accrescerne il decoro o il godimento da parte del pubblico, facilitarne l'accesso»; oltre ai motivi sopra accennati è anche espresso in questa Legge il concetto di fruizione ("godimento") del monumento da parte del pubblico, concetto che sta anche alla base dell'azione della Soprintendenza per la costituzione sia del parco di Selinunte che di altri che sono in via di costituzione o di progettazione e che si considera sullo stesso piano del concetto di conservazione dell'ambiente.
Vero è che nella stessa legge, agli artt. 2 e sgg., è previsto l'istituto della notifica per «le cose immobili... riconosciute d'interesse particolarmente importante», istituto che si poteva tentare di applicare per Selinunte, come mi era stato consigliato anche da persone autorevoli, forse non insensibili a pressioni di vario tipo comunque interessate, è altrettanto vero però che questi vincoli sono stati giustamente considerati «fucili scarichi nelle mani dei Soprintendenti», come del resto l'esperienza ha dimostrato e dimostra sempre più; la notifica peraltro non comporta la inedificabilità assoluta!
Forte delle mie convinzioni, dei supporti legali, dell'approvazione, in un primo tempo, del Ministero, con qualche variante, dell'allora Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti, e, in un secondo tempo, dell'Assessorato regionale ai Beni Culturali, del sostegno della stampa più qualificata e di varie ed illustri personalità della cultura e dell'arte (mi piace riportare a questo proposito il concetto di parco archeologico espresso da una illustre studiosa palermitana, purtroppo immaturamente scomparsa: «Solo in tempi molto recenti l'indagine archeologica si è caratterizzata, oltre che per una maggiore scientificità metodologica, anche per una diversa visione del rapporto tra passato e presente e per aver posto come proprio obiettivo fondamentale non più il recupero "dell'antichità" riguardata come fatto prevalentemente artistico ed estetico, ma la comprensione globale di una esperienza umana che si caratterizza in modo differenziale nella sua processualità storica. Ad un obiettivo così caratterizzantesi corrisponde l'esigenza di "aprire" l'archeologia ad una fruizione diffusa, di rendere, cioè, possibile a fasce sempre più larghe di popolazione la ricerca diretta delle proprie radici e delle proprie matrici, attraverso il rapporto con le testimonianze del passato recepito come sintesi fenomenica che dell'uomo antico esprime non una impossibile perfezione quanto i modi di vista e l'abitare e aggregarsi; e che di esso ci dice le paure, le speranze, i valori, la religione, la pietas.
Per un processo diverso, quindi, l'archeologia come il parco può essere patrimonio collettivo, esperienza che non privilegia più ristrette - oligarchie - non importa se economiche, politiche o culturali - ma si pone come componente non secondaria per la consapevolezza storica del presente.
Nasce allora il concetto di "parco archeologico", quale luogo sottratto all'uso privatistico; quale luogo per il quale diventa irrilevante lo sfruttamento agricolo, prevalente la fruizione pubblica e qualificante il porsi come ambiente spaziale rigenerante: nel quale la natura, il reperto archeologico e la stessa indagine specialistica e scientifica vengono proposti in una organica contestualità.
In rapporto alla congestione urbana e al degrado dell'habitat rurale, delle piccole città di provincia, delle aree costiere e metropolitane, parchi archeologici assumono il valore di nodi territoriali di primaria importanza, atti non solo a contrapporsi al generale deterioramento dell'ambiente naturale ma anche ad indicare una dimensione d'uso del suolo, positiva ed attiva, finalizzata, come in passato, alla fruizione umana e reinterpretata in termini corrispondenti alle esigenze dell'attuale struttura di civiltà» Luciana Natoli) - diedi inizio, come ho già accennato, alle complesse operazioni per l'acquisizione al pubblico demanio del terreno e la conseguente costituzione del parco.
Non starò qui a descrivere le varie fasi dell'operazione, straordinariamente lunghe e defatiganti, che mi hanno occupato, unitamente ai collaboratori della Soprintendenza cui ho accennato sopra, per oltre dieci anni: oggi, portata a termine l'acquisizione del terreno, alla vigilia di iniziare le opere, finanziate dalla Cassa per il Mezzogiorno per la somma di L. 978.000.000 per la costituzione del parco, opere cui accennerò in seguito, possiamo considerarci soddisfatti per avere portato a compimento la prima e più importante e pregiudiziale operazione per la formazione del parco archeologico di Selinunte.
La superficie del parco è di circa 270 Ettari e comprende tutti i monumenti di Selinunte raggruppati, com'è noto, in quattro zone che formano insieme il complesso archeologico selinuntino e che il parco unisce senza soluzioni di continuità: si tratta, com'è noto, del santuario della Malophoros, della città antica sulla collina di Manuzza, dell'acropoli e della zona sacra della collina orientale costituita dai tre templi E, F, G (Zeus); tra queste zone sono oggi ampi spazi coltivati a vite o ulivi o costituiti da dune di sabbia, non si esclude però che in essi esistano resti archeologici, quelli cioè che normalmente vengono definiti "riserve archeologiche".
Unitamente al terreno è stato acquisito al pubblico demanio un complesso edilizio costituente un'antica fattoria agricola, estesa 3030 mq., edificata verosimilmente agl'inizi del secolo scorso dagli antichi proprietari della zona, i principi Pignatelli Aragona y Cortes, ceduta poi alla nota famiglia Florio e quindi ai Saporito di Castelvetrano e infine ad altri proprietari: si tratta di una costruzione che, pur non esprimendo grandi valori architettonici, costituisce un elemento essenziale dell'ambiente. Essa verrà destinata ad "Antiquarium" con le opportune modifiche che non ne muteranno sensibilmente l'aspetto esterno e costituirà il fattore principale ed indispensabile per la comprensione e la lettura del complesso archeologico selinuntino: il concetto che sta alla base della costituzione degli "Antiquaria", concetto che da me stesso era stato positivamente sperimentato a Solunto insieme alla costituzione in quella zona di un altro parco archeologico, sia pure di modeste dimensioni, anche questo di Selinunte conterrà tutto quanto sarà necessario (piante, fotografie, brani di antichi autori, ricostruzioni grafiche, modelli di templi e di edifici vari, oggetti archeologici etc. ...) per introdurre ad una visita culturalmente valida e positiva di Selinunte. Inoltre, tenendo conto del concetto che sta alla base della moderna concezione del "bene culturale" globalmente inteso, si pensa di ospitare nell'"Antiquarium" selinuntino una sezione etno- antropologica.
Anche questi lavori per la trasformazione della fattoria "Florio" in "Antiquarium" saranno iniziati tra non molto essendo stati finanziati dall'Assessorato regionale al Turismo con la somma di lire 671.103.972 su un progetto redatto dall'Arch. F. Minissi e approvato dagli organi competenti.
Lo stesso architetto Minissi insieme ai suoi colleghi Arena e Porcinai hanno redatto il progetto del parco archeologico. Per fornire al lettore dati quanto più possibile completi ed esaurienti su questi due lavori che interessano la zona archeologica selinuntina e che ne cambieranno il volto, si ritiene opportuno pubblicare, oltre ad uno scelto materiale illustrativo, le relazioni dei citati professionisti che hanno redatto i progetti del parco e dell'"Antiquarium".

 

Relazione degli architetti Arena, Minissi, Porcinai al progetto del parco archeologico di Selinunte.
Le opere destinate alla sistemazione del Parco Nazionale Archeologico di Selinunte, di cui al presente progetto, sono state programmate, di comune accordo con la competente Soprintendenza alle Antichità, tenendo presenti i molteplici interessi contenuti nel parco stesso e la natura dei servizi ad essi connessi. Un approfondito studio dei luoghi, effettuato mediante prolungati e numerosi sopralluoghi, rilievi aereofotogrammetrici, campagne fotografiche e rilievi di dettaglio, ha condotto alla definizione di un programma di interventi articolato secondo i seguenti punti fondamentali:
A. Eliminazione dell'accesso incontrollato all'interno del parco mediante recinzioni lungo i perimetri di esso con sistemi adeguati alle caratteristiche specifiche di ciascun tratto.
B. Creazione di una viabilità interna al parco, differenziata in relazione alle funzioni diverse: traffici pedonali e carrabili, turistici o di servizio.
C. Creazione di parcheggi auto di ampia capacità e defilati alla vista dei visitatori del parco.
D. Creazione di rilevati in terra con andamento planovolumetrico atto a costituire schermo visuale tra il parco ed il caotico disturbante aggregato edilizio dell'abitato di Marinella.
E. Utilizzazione dei fabbricati rurali esistenti nel territorio, mediante risanamenti e restauri, al fine di ricavarne depositi, magazzini, uffici, posti di ristoro, foresterie, ecc.
F. Eliminazione di strutture, infrastrutture e servitù non più compatibili con la chiusura del Parco: linee elettriche aeree, strada nazionale, fontanile pubblico.
G. Integrazione del verde esistente per proteggere e schermare le costruzioni utilizzate (museo, uffici, depositi, ecc.), messa a dimora di nuovo verde, sia superficiale sia arboreo sui rilevati di terra ed a completamento delle recinzioni perimetrali per renderle maggiormente impenetrabili.
H. Creazione di un sistema di recinzione presso l'accesso al parco con funzione sia di controllo dell'accesso stesso sia di servizio d'informazione per i visitatori.
I. Dotazione al parco di un impianto di distribuzione d'energia elettrica con propria cabina di trasformazione, sia per il funzionamento dei servizi, sia per la fruizione serale del parco.
L. Creazione di un sistema di recinzione destinato a garantire la sopravvivenza del verde esistente e di quello di nuova messa a dimora.
M. Ricostruzione di laghetti alle foci dei fiumi Modione e Cottone ai fini di ristabilire gli equilibri ecologici preesistenti, attualmente compromessi.

Un primo studio progettuale, a livello puramente programmatico per la realizzazione dei suddescritti interventi, ha immediatamente indicato l'impossibilità di affrontare e risolvere tutti i problemi contenendone la spesa entro i limiti del finanziamento disponibile. Si è dovuto pertanto, negli studi successivi, attribuire una graduatoria di importanza alle varie opere al fine di definire e progettare esecutivamente quelle che dovevano e potevano entrare in questa prima fase di intervento.
Nel corso di tali studi successivi, fino alla elaborazione del presente progetto, sono state precisate le seguenti opere prioritarie e ad esse è stata limitata l'elaborazione della progettazione esecutiva, eliminando invece tutte quelle non urgenti e non indispensabili alla gestione del parco. Sono state pertanto rinviate a tempi futuri ed a futuri finanziamenti, i seguenti interventi:
1. Restauro e adattamento ad altre funzioni delle costruzioni esistenti;
2. ricostruzione dei laghetti ecologici (anche perché si è constatato, con rammarico, che il fiume Modione è inquinato);
3. completamento della rete viaria interna;
4. completamento della rete elettrica (per la parte relativa agli immobili);
5. completamento delle integrazioni arboree.

Sulla base di tali rinunce e priorità, il presente progetto contiene:
A.SERVIZI DI INGRESSO
II sistema di recinzione è stato studiato in maniera da garantire il controllo delle entrate e delle uscite sia pedonali sia automobilistiche. Una vasta hall inserita all'interno di un rilevato artificiale, e quindi priva di una propria volumetria emergente, contiene, oltre alle biglietterie, tutti i servizi utili ai frequentatori del parco: esposizioni di planimetrie, notizie storielle, puntualizzazione della dislocazione dei monumenti, vendita di guide e pubblicazioni, servizi igienico- sanitari, servizio di bar e ristoro, ecc.
B.VIABILITÀ INTERNA
Dal piazzale antistante la hall, destinato alla sosta temporanea dei veicoli in entrata, si diparte il sistema viario sia carrabile sia pedonale.Il primo, che nel presente progetto è limitato ai lati sud ed ovest del parco, raggiunge l'Acropoli ed è corredato di ampi parcheggi defilati alla vista. Il secondo, (anche se la transitabilità pedonale del parco è pressoché integrale) segue un percorso che intende fornire al visitatore, prima ancora che questi vi si addentri, una visione sintetica del parco, facendogli concentrare l'attenzione - mediante l'utilizzazione dei rilevati (tunnel visuali passanti attraverso le dune e passeggiata sul colmo) - sugli episodi dominanti: templi diruti, tempio ricostruito, acropoli.
Un'opera che nel complesso della viabilità è risultata di grande importanza funzionale è stata il ponte per l'attraversamnto del Modione, attraversamento indispensabile per consentire gli scavi, le ricerche archeologiche e la visita nella zona del complesso della Malophoros. Tale struttura, che ha costituito uno dei maggiori impegni progettuali, è stata risolta con un unico elemento (doppia trave in cemento armato precompresso) appoggiato agli argini del fiume e sagomato nella sezione trasversale in maniera da costituire il minimo ingombro visuale nel paesaggio.
C.RECINZIONE
Le recinzioni del parco sono state differenziate a seconda della situazione paesistica e della morfologia del terreno. Lungo i perimetri esterni essa è costituita da rete metallica zincata su paletti di ferro e completata da filo spinato e piante spinose; lungo un tratto del lato nord è stata incassata in un fossato al fine di non interrompere la continuità dell'esistente uliveto. Lungo i due argini del fiume Modione, affinché questo non costituisse facile accesso al parco, è stato previsto un tipo diverso di recinzione incassata mediante la creazione di un secondo rilevato cui è stata attribuita inoltre la funzione di passeggiata pedonale.
D.IMPIANTI
A garanzia della conservazione del verde esistente e di quello di nuova messa a dimora, sia esso agricolo o decorativo, è stato studiato un impianto generale di irrigazione, mediante sfruttamento dell'acqua del Modione. Per l'agibilità serale del parco e per il funzionamento dei servizi presenti e futuri, è stato studiato un impianto generale elettrico, con relativa cabina di trasformazione. Nel presente progetto è stato inoltre previsto l'impianto di illuminazione della viabilità principale e dei più importanti complessi archeologici.





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